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Giu 29, 2020

I libri per tutti, risorsa preziosa per la scuola

Abbiamo fatto una chiacchierata con Rosa, insegnante di sostegno all’Istituto IC3 di Modena.

Ci può raccontare l’esperienza della didattica a distanza durante l’emergenza sanitaria?

Ci tengo a cominciare dicendo che la scuola è presenza, soprattutto quando parliamo dell’apprendimento di bimbi con disabilità.
Durante l’emergenza, il primo passo fin da subito è stato di capire quali erano i bisogni dei bambini dall’altra parte dello schermo e di ricostruire l’approccio alla didattica.
Nella mia esperienza di insegnante di sostegno la didattica a distanza ha costituito anche un sostegno emotivo e morale, non solo per i bambini, ma anche per le loro famiglie. È stato uno spazio di confronto in cui condividere metodologie, scelte, possibili percorsi di inclusione e personalizzazione.

Come è stata nel concreto l’organizzazione del lavoro?

La sfida più grande è stata ripensare al metodo, ai contenuti didattici e, per poter lavorare a distanza, a fornire ricchezza di materiali in tema di accessibilità.

Una cosa importante, anche se banale, è stato poter proporre la ripresa di una routine di appuntamenti, come quelli che c’erano a scuola. Ovviamente non si è trattato della stessa cosa, ma della creazione di una nuova routine, a distanza.

È stato fondamentale insistere sulla semplicità e sulla chiarezza delle comunicazioni e delle consegne.
I tempi sono stati un’altra grossa differenza rispetto alla didattica in presenza: nella didattica a distanza devono per forza essere più brevi per riuscire a catturare e tenere l’attenzione.

Inoltre, a distanza, la didattica deve essere pronta a strutturarsi in senso più ampio: si è lavorato per incrementare l’aspetto canoro con alcuni bimbi o incentivare attività manuali con altri, tutte proposte che mirano comunque a far emergere competenze.

Abbiamo lavorato in piccoli gruppi per personalizzare l’intervento il più possibile, la classe intera a distanza fatica maggiormente a seguire, vista l’età della classe in cui opero. Non per tutti i bambini è stato facile abituarsi allo schermo: si è trattato, nella maggior parte dei casi, di un percorso graduale, fatto di saluti, giochi collaborativi.

Come l’utilizzo degli strumenti digitali, e in particolare de “I libri per tutti”, è stato integrato in questa situazione?

In questo periodo più che mai potersi avvalere di strumenti digitali è stato importante, ad esempio azioni come condividere lo schermo, durante gli incontri a distanza, hanno permesso di aiutare nella comprensione bambini con bisogni comunicativi complessi. In questi caso il supporto delle immagini e del linguaggio della CAA è stato prezioso.

Abbiamo da sempre consapevolezza dell’importanza della tecnologia, a maggior ragione se questa entra a pieno regime nella stesura del PEI degli alunni con disabilità. ma in questo periodo, ci è venuta incontro anche la solidarietà digitale – dimostrata anche dal progetto I libri per tutti – ha permesso a noi insegnanti di operare con più tranquillità e più strumenti a disposizione.

Nella mia scuola utilizzavamo già, all’interno del Progetto “200 giorni” i tablet, ma, durante l’emergenza, l’uso di questo strumento e delle varie APP ha permesso di rendere significativa l’esperienza a distanza.
Il Progetto “200 giorni" coinvolge, infatti, bambini nello spettro dell’autismo, ma, parlando di bimbi con difficoltà, la tecnologia può diventare in tanti casi diversi una vera finestra sul mondo
Dopo l’avvio del Progetto “200 giorni”, abbiamo pensato di estendere l’utilizzo dello strumento anche a bimbi con disabilità intellettive o con bisogni comunicativi complessi. quindi, avevamo già allargato l’uso dell’iPad ad altri bimbi con difficoltà.
Sui tablet ci sono i testi de “I libri per tutti”, che utilizziamo sempre. Sono supporti importanti per lavorare sull’autonomia nella scelta delle storie, per impostare la velocità della lettura e personalizzare ancora di più l’attività.
Prima della didattica a distanza erano strumenti utilissimi anche nella vita di classe, rendevano più facile l’interazione tra pari e costituivano una risorsa preziosa anche per i bimbi stranieri.

Quale può essere, secondo lei, l’insegnamento da portare con noi da questa esperienza?

A me questa emergenza ha lasciato in dono una certa flessibilità e la sensazione di esser pronta a tutto.
Io seguo principalmente bimbi piccoli, ma credo che la scuola debba essere una presenza capace di infondere sicurezza, noi insegnanti siamo e dobbiamo essere figure di riferimento.

L’augurio è rivederci a settembre in presenza, con anche un risvolto positivo magari: quello cioè che gli insegnanti di sostegno diventino di più e davvero insegnanti per tutta la classe.

Io credo nelle potenzialità positive di ogni situazione, anche delle peggiori: durante l’emergenza, ai bimbi ho cercato di trasmettere il valore della resilienza, del coraggio, della pazienza e della sopportazione, abbiamo lavorato sulla necessità di impegnarsi e talvolta sacrificarsi per il bene comune. Abbiamo riflettuto sul fatto che le situazioni cambiano e passano. Soprattutto ci siamo detti che ce la possiamo fare: non importa se qualcosa non è stato ben compreso, a settembre si riparte e ci torneremo sopra. Saremo lì per recuperare insieme.